Nuove cellule, corpo più giovane di 10 anni

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Andiamo avanti con l’età, ma il nostro corpo resta incredibilmente giovane, di sette e anche dieci anni. Succede perché le cellule di molti tessuti si rinnovano in modo incessante e mantengono freschezza anagrafica. Come avere una doppia velocità.

Processo non del tutto sconosciuto ai ricercatori impegnati a scoprire i segreti dell’invecchiamento ma che ora acquista nuovo spessore alla luce di una pubblicazione molto importante comparsa nel numero di agosto della rivista Cell. Un biologo molecolare del Karolinska Institute di Stoccolma ha trovato il sistema di contare con precisione gli anni delle cellule. Il metodo è quello del carbonio 14, già utilizzato nel campo dell’archeologia e paleontologia, quello che è servito per attribuire una data alla Sacra Sindone. Ma è la prima volta che viene applicato all’uomo. Jonas Frisen ha analizzato le quantità di carbonio 14 presenti nel Dna come conseguenza di quello che abbiamo respirato verso la fine degli anni 50 60, anni dei test nucleari. Così ha calcolato che ad esempio l’età delle cellule intestinali di un 38enne è di 10 anni in meno. Le uniche a nascere e morire assieme a noi sono quelle dell’occhio, forse quelle del cuore e le cellule cerebrali, sebbene anche in quest’area siano state esplorate piccole zone che mantengono la giovinezza, ad esempio il bulbo olfattivo e una piccola isola nell’ippocampo. Viene così smentita definitivamente la teoria secondo la quale l’uomo è un essere immutabile, invece dobbiamo immaginare una macchina in perenne trasformazione. Le cellule dello stomaco hanno un turn over di circa 5 anni, ogni 10 rinascono quelle delle ossa, più breve invece la loro vita nel sangue, 120 giorni contro le due settimane dell’epidermide. Ma perché allora arriva un momento in cui il deterioramento è ineluttabile? Secondo Frisen, intervistato dal New York Times, dipende dalle cellule staminali dei tessuti: “ con l’età la capacità di creare nuovi tasselli da sostituire a quelli consumati viene meno”.

I ricercatori accarezzano un sogno: riuscire a governare il processo dell’invecchiamento non solo per fermare gli anni ma anche per evitare le malattie che si accompagnano alla terza e quarta età. Sappiamo che a determinare la vecchiaia delle cellule è il micro- ambiente in cui sono immerse, vale a dire le citochine o i fattori di crescita. E’ vero, le cellule del corpo sono più giovani dell’età anagrafica ma sono condizionate dal contesto. Dovremmo capire quali sono gli elementi determinanti che ne inibiscono l’attività.

Finora però gli esperimenti si basano su metodi indiretti e imprecisi tanto da sollevare seri dubbi sulla plasticità delle staminali.

Costantino Mazzanobile

La prevenzione è salute: i cibi a tavola.

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Intanto leggiamo bene le etichette dei prodotti alimentari che acquistiamo. Osserviamo attentamente gli ingredienti, controlliamo la scadenza, la data di produzione e le modalità di preparazione e conservazione. Le date di confezione e di scadenza devono essere tassativamente rispettate e valgono solo finchè la confezione è integra, cioè non è ancora stata aperta.

Anche gli alimenti sfusi o freschi devono avere la di scadenza, altrimenti bisogna informarsi sulle modalità di conservazione e di consumo, direttamente presso il venditore.

Leggiamo i valori calorici, nel caso ci sottoponiamo ad una dieta ipocalorica. Controlliamo che la confezione sia integra, che non ci siano rigonfiamenti, nel caso si trattasse di un barattolo, altrimenti il cibo contenuto sarebbe da buttare. Ricordiamoci che il negoziante è sempre responsabile di quello che vende, quindi è tenuto anche a sostituire confezioni deteriorate o scadute.

Ma soprattutto seguiamo le istruzioni riportate sulle confezioni per quanto riguarda le modalità di preparazione: non pretendiamo di bollire quello che invece va fritto, lamentandoci poi che il cibo non era saporito!E infine ricordiamoci di seguire sempre norme igieniche indiscusse: lavarsi sempre le mani prima di toccare il cibo, tenere ben pulita la cucina con prodotti sgrassanti ed igienizzanti, conservare il cibo in frigorifero nei reparti giusti, a seconda della temperatura di conservazione.

COSTANTINO MAZZANOBILE

Propoli, la panacea rimedio d’ogni male

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LA PROPOLI ED IL SUO USO NEL TEMPO

La propoli è una sostanza cero-resinosa di colore estremamente variabile, che oscilla, attraverso svariate tonalità, dal giallo-bruno fin quasi al nero. Essa viene raccolta dalle api sulle gemme di alberi quali pioppo, abete, pino, salice, betulla ecc. e su qualche altro vegetale che secerne resina.

La parola propoli, in senso molto vasto, è dunque usata per indicare una serie di sostanze resinose, gommose, balsamiche trasportate nell’allevare e trasformate dall’ape. Il nome è di derivazione greca e significa “ davanti alla città”.

Le api, infatti, si servono di questo materiale per ricoprire le pareti dell’ alveare, per chiudere eventuali fori, per riempire le fessure, restringere le entrate, per lucidare le celle prima che l’ ape regina vi deponga le uova, nonché per imbalsamare gli animali invasori uccisi, al fine di impedire l’ insorgere di processi putrefattivi.

L’ uso della propoli da parte degli uomini risale ad epoche antichissime.

Già gli egizi la usavano per la cura di numerose malattie, ed era uno dei tanti ingredienti usati per la conservazione delle spoglie dei faraoni.

Il celebre naturalista romano Plinio scrisse sulla propoli in modo esteso nella sua “Naturalis Historia”, mentre Aristotele la definì un ottimo rimedio per le affezioni della pelle.

C’è addirittura chi sostiene che la propoli trovasse applicazione anche nel campo della fabbricazione degli strumenti a corda, al punto che alcuni autori attribuiscono la straordinarietà degli strumenti di Stradivari alla propoli raccolta dalle api nella zona di Cremona.

Oggigiorno la propoli trova svariati campi d’ applicazione, da quello dermofarmaceutico, con diversi formulati, a quello cosmetico, fino aquelo agricolo, dove preparati a base di propoli vengono utilizzati nella cura e nella difesa delle piante in competizione con i pesticidi di sintesi chimica.

La composizione chimica della propoli non è ancora perfettamente conosciuta, in quanto è formata da centinaia di composti, molti dei quali non ancora studiati.

Benché le propoli provenienti da diverse zone geografiche abbiano i componenti in percentuali variabili, i principi attivi più importanti che determinano l’ azione terapeutica della propoli, e cioè pinocembrina, galangina, risina e l’ olio essenziale sono presenti in tutte le propoli. Tuttavia bisogna specificare che la propoli di provenienza cinese viene fusa per essere trasformata in panetti da un chilogrammo, e che durante questo procedimento perde l’ olio essenziale.

COMPOSIZIONE SEMPLIFICATA DELLA PROPOLI

L’ olio essenziale di propoli: perché è così importante?

La presenza di olio essenziale nella propoli e nei suoi derivati è molto importante ai fini dell’ attività terapeutica di questa sostanza. Infatti, se i flavonoidi contenuti nella propoli hanno in prevalenza una spiccata proprietà antibatterica sui Gram positivi, l’ olio essenziale agisce anche sui Gram negativi. È in questo modo che si attua quell’ importante sinergia di azioni antibatteriche che rende la propoli un grande antibiotico naturale.

LE APPLICAZIONI TERAPEUTICHE DELLA PROPOLI

La propoli ha notevoli attività farmacologiche: è antibatterica, antivirale, immunostimolante, antinfiammatoria, cicatrizzante, riepitelizzante e leggermente analgesica. Da queste proprietà derivano i suoi usi e quelli dei suoi preparati.

Impiego della Propoli in Otorinolaringoiatria

É senz’ altro il campo di più frequente applicazione. Nella cura di tonsilliti, angine e faringiti si ottengono buoni risultati utilizzando l’ estratto idroalcolico di propoli. Si versano 40-50 gocce in un bicchiere d’ acqua (meglio se tiepida) e la soluzione lattescente che si formerà verrà utilizzata per sciacqui o gargarismi 3-5 volte al giorno. Anche per le gengiviti, l’ alito cattivo e l’ igiene dei denti e della bocca in generale si può utilizzare la stessa soluzione lattescente descritta sopra.

Per le afte boccali, gengiviti e ascessi dentali si eseguono delle toccature sulle parte interessata con una soluzione ottenuta con la propoli idroalcolica ed acqua in parti uguali. Questa stessa soluzione si può usare per curare il mughetto dei neonati, con ottimi risultati.

Pochinkova e coll. Riferiscono di avere trattato presso il policlinico di Sofia più di 30 oggetti affetti da mesotimpatite cronica purulenta e di aver avuto notevoli successi con un numero molto basso di recidive. La cura consisteva nell’ applicazione, più volte al giorno, di tamponi imbevuti di estratto idroalcolico di propoli.

Anche autori russi (Katchinii) riportano di guarigioni su pazienti con secrezioni purulente croniche all’ orecchio, anche con apprezzabili miglioramenti all’ udito. Alcuni autori dei paesi dell’ Est hanno dimostrato come i preparati di propoli svolgano un’ azione antivirale nei confronti di alcuni virus, quali quelli dell’ influenza A e B.

Nel 1976 Osmanagic sperimentò su un gruppo di 60 studenti volontari l’ attività di un preparato di propoli miscelato al miele nella prevenzione dell’ influenza.

Del gruppo di studenti trattati, solo il 9% venne colpito da influenza. La propoli, oltre a possedere attività antibatteriche ed antivirale, svolge un’ azione immunostimolante che si esplica con un’ attività più intensa dei macrofagi.

Autori dei Paesi dell’ Est, tra i quali Ioiriche (1971), Matel (1975) ed altri, riferiscono di aver ottenuto rapide guarigioni in persone colpite da la ringiti, faringiti, e rinofaringiti, mediante inalazioni giornaliere di propoli idroalcolica in acqua molto calda.

Impiego della Propoli nelle affezioni broncopolmonari

Nel trattamento di patologie delle prime vie aeree, quali laringiti, faringiti e rinofaringiti, la propoli permette di ottenere buoni risultati, mentre nel trattamento di affezioni bronchiali o polmonari deve essere considerato come un eccellente completamento terapeutico, a supporto di altre terapie mediche.

Karimova e Rodinova (1975) affermano che la propoli, in casi di tubercolosi polmonare, migliora lo stato di salute e di resistenza dei pazienti, e che può facilitare la regressione dei processi tubercolari.

In casi di asma bronchiale allergica si consiglia il trattamento con propoli, poiché essa stessa ed i suoi preparati possono risultare allergizzanti.

Impiego della propoli in gastroenterologia

La malattia peptica (gastrite, ulcera gastrica e duodenale)è una malattia cronica recidiva diffusa in tutto il mondo.

Vari ricercatori (Pestchianski 1975, Nikolov 1971 ed altri) hanno dimostrato l’ efficacia dell’ estratto idroalcolico di propoli nel trattamento dell’ ulcera peptica.

In questi ultimi anni (1994) alcuni ricercatori giapponesi, nel corso di studi sulle proprietà della propoli, hanno messo in evidenza un’ attività anti-Helicobacter pilori, bacillo gram.negativo, la cui presenza nello stomaco viene associata all’ ulcera gastrica.

In letteratura viene riportata la buona attività della propoli su patologie croniche infettive delle vie biliari.

Infine, un interessante lavoro clinico è stato effettuato dal Dottor J.F. Auer, il quale ha trattato con propoli grezza micronizzata alcuni soggetti affetti da diverticolite, Morbo di Crohn e diarrea da candidosi intestinale. I trattamenti, durati in media 4 mesi, hanno dato buonissimi risultati.

Nel trattamento delle emorroidi si ottengono apprezzabili risultati applicando due volte al giorno un unguento ottenuto con cera d’ api, estratto di iperico ed estratto di propoli.

Impiego della Propoli in Ginecologia

Anche in campo ginecologico le proprietà antibatteriche, riepitelizzanti ed antinfiammatorie della propoli possono essere utilmente sfruttate.

Una delle patologie più frequenti in campo ginecologico è senza dubbio l’ alterazione dell’ epitelio vaginale ed endocervicale.

Osmanagic ed E. Mutevelic hanno trattato 137 pazienti con disturbi ginecologici quali prurito, bruciore, dolori pelvici ed aumento delle secrezioni. Il trattamento venne effettuato tramite toccature pennellature e lavande di estratto idroalcolico di propoli diluito in acqua.

Dopo i primi trattamenti fu notata una chiarificazione delle secrezioni cervicali, e segni di riepitilizzazione. Il trattamento , protratto per 2-3 settimane, portò alla completa risoluzione dei disturbi nella maggior parte dei casi in questione.

Nelle infezioni da Tricomonas o da Candida può risultare molto utile fare delle irrigazioni vaginali giornaliere con una soluzione di acqua, propoli estratto idroalcolico e calendula T.M. nel rapporto 98:1:1.

 Impiego della Propoli in Dermatologia

Fin dai tempi antichi, la propoli veniva prevalentemente utilizzata su ferite e malattie della pelle in generale.

Già Plinio scriveva che “la propoli estrae i pungiglioni e ciò che è entrato nella carne”, mentre nella medicina islamica essa era considerata uno dei grandi medicamenti per curare ferite da taglio e da frecce.

La medicina popolare araba è stata la prima ad impiegare preparati di propoli per uso topico sotto forma di unguenti.

In casi di piccole ustioni e di eritema solare, i trattamenti risultano meno dolorosi grazie all’ azione anestetica della propoli; inoltre essa riduce il cattivo odore dei tessuti bruciati, favorisce la riepitelizzazione e riduce i processi infiammatori.

Il trattamento delle piccole ustioni può essere effettuato con estratto idroalcolico di propoli diluito in acqua, in rapporto 1:10, oppure con pomate o unguenti alla propoli.

Malati o lungodegenti costretti a letto per lungo tempo vanno incontro a lesioni ulcerative che possono essere trattate con prodotti a base di propoli.

Bolckakova e Vinogradova hanno trattato con un unguento a base di propoli molti pazienti affetti da tricofitosi e micosi del piede, notando notevoli miglioramenti. Le ulcerazioni irritative delle dita della mano, chiamate volgarmente “allergia da detersivi delle casalinghe”, possono essere trattate con largo successo utilizzando unguenti a base di propoli e calendula. Questi stessi unguenti possono anche essere utilizzati con beneficio nel trattamento dei geloni.

Le proprietà antisettiche ed infiammatorie della propoli possono essere messe a profitto nel trattamento dell’ acne tramite applicazioni quotidiane di creme e lozioni sulle parti colpite da brufoli.

Il Professor Fan Che di Pechino ha trattato 160 casi di psoriasi con compresse da 300 mg per uso orale a base di propoli ottenendo, dopo tre mesi, notevoli miglioramenti in molti dei pazienti trattati.

Questo studio ha messo in evidenza come la cura della psoriasi sin dall’ insorgenza della malattia produca risultati migliori rispetto al trattamento di una psoriasi in corso da lungo tempo.

Impiego delle Propoli in Cosmesi

Esistono in commercio preparati a base di propoli per uso igienico-cosmetico.

Dentifrici e collutori per l’ igiene dei denti e della bocca riscuotono un notevole successo da parte dei consumatori.

L’ azione deodorante, purificante della propoli viene messa a profitto in creme, gel e lozioni per il trattamento di pelle grasse ed impure.

Allo stesso modo, gli estratti di propoli possono essere ultimante utilizzati anche negli stick protettivi per labbra, nei cosmetici per l’ igiene intima e l’ igiene del piede, nei bagnoschiuma e negli shampoo per capelli grassi.

Il dottor Stjepan Bunta ha evidenziato effetti protettivi della propoli sulla pelle contro i raggi UV.

Poiché gli estratti di propoli possiedono un leggero effetto anestetico ed antinfiammatorio, questi possono essere utilizzati in gel, creme o latti ad azione disarrossante e lenitiva dopo una prolungata esposizione ai raggi solari.

Preparati a base di propoli e loro uso

Propoli estratto idroalcolico: Questo è certamente il preparato più completo, in quanto contiene la percentuale più alta dei principi attivi. La posologia media per uso interno è di 20-25 gocce in poca acqua, 3-4 volte al giorno. Invece, per uso esterno e per gargarismi si diluiscono 50 gocce in un bicchiere d’ acqua.

Propoli estratto gli colico: Il preparato contiene circa la metà dei principi attivi dell’ estratto idroalcolico, ed inoltre il glicole propilenico usato per l’ estrazione risulta spesso irritante e non adatto ad uso alimentare. La posologia dovrebbe essere il doppio di quella dell’ estratto idroalcolico. Tuttavia, se ne consiglia l’ uso.

Propoli in opercoli: Gli opercoli di propoli contengono generalmente 250-300 mg di propoli micronizzata, ed hanno le stesse indicazioni della propoli idroalcolica. La posologia è di 2 opercoli 2 o 3 volte al giorno.

 Propoli in compresse: Le compresse, a parità di contenuto di propoli, hanno le stesse indicazioni degli opercoli nonché la stessa posologia. Le compresse presentano il vantaggio di poter essere succhiate e tenute per lungo tempo in bocca, per un’ efficace azione locale.

 Crema alla Propoli: Questa crema si usa principalmente su pelli grasse, impure o con brufoli. Inoltre essa può essere applicata su pelli arrossate o irritate e dà buoni risultati nella cura del piede d’ atleta.

 Unguento alla Propoli: È un prodotto formulato con estratti oleosi di piante medicinali, oli vegetali e cera d’ api, ed è ottimo per gli arrossamenti da pannolino, per la pelle secca e squamosa, per i geloni e per le mani irritate dai detersivi.

 

Tratto dal libro “La propoli e gli antichi usi” di Costantino Mazzanobile d’Aragona docente di medicina naturale, membro del comitato scientifico mondiale della longevità.

I preziosi e utili composti delle piante per il nostro benessere

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Sono diverse migliaia e li sfruttiamo, più o meno consapevolmente, da secoli. Per molti di essi recenti studi scientifici hanno confermato proprietà benefiche. Tutti i vegetali, che siano usati a scopo alimentare o medicinale, contengono oltre a ben noti principi nutritivi come zuccheri, proteine, e grassi ( che rappresentano per noi come per loro una fonte di energia e di componenti strutturali per costruire l’organismo) e a micronutrienti come vitamine, sali minerali e oligoelementi (indispensabili per il buon funzionamento metabolico) tutta una serie di composti aggiuntivi dotati di funzioni più o meno specifiche e complessivamente chiamati fitocomplessi. In tutto, considerando cioè l’insieme delle molecole prodotte naturalmente dalle diverse specie esistenti, oppure almeno da quelle note all’uomo, si calcola che questi composti siano circa 80mila. Una cifra a dir poco impressionante che si giustifica con il fatto che, accanto a principi comuni e sostanzialmente ubiquitari nel Regno Vegetale, ciascuna pianta nel corso dell’evoluzione ne ha sviluppati di propri per adattarsi alle specifiche esigenze legate all’ambiente di crescita, ai particolari parassiti da cui ha avuto bisogno di difendersi, alle proprie strategie di sviluppo, riproduzione e diffusione. Al pari degli insetti e degli altri animali, l’uomo ha imparato a poco a poco a conoscere le proprietà delle diverse sostanze di natura vegetale, sperimentandone in prima persona gli effetti ora favorevoli ora deleteri. In molti casi, egli ha saputo sfruttarle in modo vantaggioso spesso anche quando il composto di partenza era stato sviluppato dalla pianta con lo scopo di scoraggiare il proprio consumo da parte di potenziali predatori. E’ questo il caso di gran parte delle bacche e delle erbe caratterizzate dalla presenza di molecole tanto attive da risultare tossiche, se non addirittura letali, quando sono ingerite accidentalmente e in eccesso (il che significa, a volte una sola foglia o un solo fiore), ma che opportunamente estratte, trasformate e dosate diventano elemento cardine per la produzione di farmaci preziosi. I principi estratti dalla digitale, dal colchico, dall’aconito, dalla belladonna, dalla corteccia del salice e dall’albero del chinino sono soltanto gli esempi più famosi in questo senso. Al di là di questi usi finalizzati e consapevoli, poi, l’uomo si è avvantaggiato per millenni di un’infinità di sostanze presenti in quantità più o meno abbondante in verdura, frutta, e legumi commestibili, a volte intuendone i benefici, ma senza sapere esattamente da che cosa dipendesse il maggior benessere associato al loro consumo. Soltanto gli studi effettuati nell’ultimo decennio hanno iniziato a chiarire, almeno per alcuni di questi composti, la natura e le basi della azione biologica. Ma veniamo alla categoria di composti più rappresentata e utile per l’uomo: quella dei polifenoli. Benché non indispensabili al metabolismo umano, ricerche recenti hanno evidenziato per molti di essi una spiccata attività per la salute, più o meno specifica, andando in alcuni casi a confermare le convinzioni maturate in secoli d’uso empirico nel contesto della tradizione popolare. Sono polifenoli i flavonoidi, gruppo di composti amplissimo e variegato, che va dalla rutina della cipolla alla quercetina del tè, dalle catechine delle mele e della cioccolata alle antocianine dei frutti di bosco, agli isoflavoni della soia; gli acidi fenolici e i lignani, categoria quest’ultima di cui fanno parte diverse sostanze con azione fitoestrogenica, simile, seppur più blanda, a quella degli ormoni femminili umani e dei già citati isoflavoni. Alla pianta, i polifenoli, che spesso si concentrano nella polpa o nella buccia dei frutti, nelle foglie degli ortaggi e nei semi o nei germogli dei legumi, servono per gli scopi più diversi. Tanto per cominciare, quasi tutti sono dotati di un’attività antiossidante più o meno spiccata, che dipende dalla particolare struttura chimica che li caratterizza.

Le loro molecole, costituite da un insieme di atomi disposti ad anello, sono capaci di intrappolare e neutralizzare i radicali liberi e le specie reattive dell’ossigeno, impedendo loro di interagire con i componenti di cellule e tessuti vegetali e di danneggiarli. Non solo. Molti polifenoli sono pigmenti la pianta li usa per catturare la luce delle lunghezze d’onda più utili per la fotosintesi e la maturazione dei frutti oppure per schermarsi da radiazioni potenzialmente dannose(più o meno come facciamo noi umani d’estate mentre ci spalmiamo di filtri solari). Nel contempo, proprio in quanto pigmenti, conferiscono alle parti della pianta che li contengono una colorazione caratteristica: le antocianine, per esempio sono alla base delle gradevoli sfumature rosa-violetto dell’uva nera, delle fragole e dei frutti di bosco in genere. Introdotti regolarmente e in quantità adeguate nell’organismo umano i polifenoli hanno dimostrato di essere in grado, oltre che di esercitare come nelle piante una generica attività antiossidante, anche di influenzare alcune funzioni fisiologiche più specifiche. Diverse evidenze, per esempio segnalano che diete ricche di flavonoidi riducono il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, mentre un significativo consumo di frutti contenenti antocianine si associa ad effetti neuroprotettivi, che si traducono in un rallentamento del declino delle funzioni cognitive legato all’invecchiamento, e a una maggior capacità di eliminare le tossine dall’organismo. Ampiamente dimostrati sono poi, gli effetti benefici degli isoflavoni nell’ambito delle malattie cardiovascolari, ipercolesterolemia, sindrome premestruale, osteoporosi.

Costantino Mazzanobile

Il bacio che scatena passioni, inebria e ridona la vita.

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Momento speciale di contatto fisico tra due persone, il bacio può essere un gesto molto intimo, un atto d’amore che accende i sensi, un segno di amicizia, di fedeltà o di ossequio; nel culto cristiano c’è il bacio di pace dato ad un oggetto sacro, ad esempio , ma c’è anche il bacio di Giuda un simbolo di tradimento.

Un semplice gesto baciare, sfiorare con le labbra il corpo di un’altra persona, è in realtà un atto molto ricco di significati e di implicazioni affettive e psicologiche: consolatorie, di rassicurazione, di gioia ma anche di forte e travolgente passione. Fin dall’infanzia l’uomo fa esperienza di baci, il bacio attraversa tutta la vita dell’individuo, si trasforma, cambia forma e senso, ma sempre trasmette emozioni e sentimenti: pensiamo al tenero bacio della madre per il suo piccolo; al bacio tra adolescenti impacciato e inesperto, tra adulti più sapiente, intenzionale e carico di voluttà o tra anziani dove viene suggellato un contatto ebbro di affetto e di bellissimi ricordi. Il bacio è certamente il rituale d’amore più conosciuto al mondo, presente già nell’antica Grecia nonché tra i Romani.

Un desiderio irresistibile di baci accomuna gli amanti di ogni tempo. Da sempre l’uomo ha celebrato i baci attraverso ogni forma di arte: figurativa, letteraria, musicale, e cinematografica. Il bacio più famoso del mondo è la scultura di Rodin titolata il Bacio, nella quale i due amanti seduti su una sporgenza rocciosa, si abbracciano con fulgida energia, scambiandosi un bacio eterno. Nella storia del cinema il bacio più antico risale al 1896 in The May Irwin Kiss, il mitico Celentano negli anni 70 cantava “ Il tuo bacio è come un rock “ ed il celebre Victor Hugo scriveva “ Cos’è un bacio? Un lambire di fiamme”.

Il magico gesto di sfiorarsi labbra su labbra è espressione dell’eros, un segno di affetto ma anche un desiderio di accorciare le distanze.

Il bacio, un semplice movimento delle labbra è in grado di catturare emozioni infiammabili, di suggellare un contratto amoroso o di svelare il mistero chimico che unisce la coppia. Infatti, viene sempre prima del sesso ne è il preludio, è considerato il gesto più intimo e sensuale, per questo le prostitute per evitare un coinvolgimento emotivo lo rifiutano. La bocca è la prima zona erogena, serve per dare e ricevere piacere ma anche per nutrirci, “ di baci straziami ma anche di baci saziami “, nutriamo il corpo attraverso il cibo; nutriamo l’anima attraverso il sentimento amoroso. Il bacio è un rito d’amore che attiva nell’organismo una tempesta emotiva e ormonale, stimola il cervello a secernere le endorfine, efficaci antidepressivi naturali. Una sorta di stato paradisiaco che migliora il nostro benessere e ci fa sentire meglio. Il bacio è un gesto d’amore molto importante, nella coppia amorosa rappresenta il siero della verità, se presente nel tempo rinforza e suggella l’intimità, se latita spesso è sinonimo di una crisi. E’ noto che una coppia non più innamorata può continuare ad avere rapporti sessuali ma difficilmente sente il bisogno o il desiderio di baciarsi. Vero è che lo stress del quotidiano, i tempi frenetici e contratti inducono la coppia ad una sorte di oblio del gesto, decidere di “ritornare al bacio” migliora l’intesa erotica rigenera il legame, lo cura e lo nutre.

 

CURIOSITA’ SUL BACIO

1. SCATENA LA PASSIONE

In ogni latitudine geografica il bacio si configura come un gesto erotico universale. Nessuno è disposto alla rinuncia e la ragione sembra essere fisiologica. Infatti questo gesto ha la straordinaria capacità di inviare al cervello messaggi eccitanti, pur silenziosi, attraverso tutti i cinque sensi. Riflettiamo: la vista viene sollecitata dallo sguardo dell’amato i volti di fronte o di lato languidamente si guardano; il tatto viene inebriato dalla fusione delle labbra; lo scambio di saliva ricca di testosterone, l’ormone maschile che potenzia il desiderio, stimola le papille gustative, non ultimo il bacio permette di riconoscere e assaporare l’odore della persona amata. Anche l’udito viene stimolato dal ritmo della respirazione del patner, gli amanti dividono un unico respiro, una sincronia di palpiti. I sensi così risvegliati iniziano la danza del piacere.

2. FA DIMAGRIRE E…….

Una ricerca americana ha studiato il potere dimagrante dei baci, concludendo che a secondo della energia e dello sforzo impiegato questo atto amoroso permette di bruciare da 5 a 80 calorie. Dunque per mantenere la linea è bene seguire la dieta dei baci, meglio se passionali e prolungati. Il bacio è un ‘atto d’amore che produce effetti molto benefici su tutto l’organismo, migliora l’attività cardiaca, aumenta l’ossigenazione delle cellule, stimola la produzione degli anticorpi, fortificando il sistema immunitario.

3. È TERAPEUTICO

Il bacio viene utilizzato in sessuologia per risolvere problemi di frigidità, una strategia per avvicinarsi con gradualità al piacere erotico attraverso un dolce e delicato contatto. Un gesto amoroso necessario per recuperare la fiducia, allentando il bisogno di controllo di sé e dell’altro. Problemi di ansia da prestazione: il bacio è un mezzo per riappropriarsi della ricchezza sensoriale del corpo nelle sue infinite sfumature, non legata esclusivamente al contatto genitale, diffusa su tutta la superficie corporea. Una sorta di percorso tattile che riconduce al tempio del desiderio.

4. RIDONA LA VITA

Sono i baci delle favole e non solo! Il principe azzurro con il suo bacio ridesta la bella addormentata, la principessa coraggiosa bacia il brutto rospo, spezza il malefico sortilegio facendo riapparire il bel principe di cui si innamora. Il bacio quindi come linfa vitale che rigenera la vita. Ma la favola più bella resta quella che vede un contatto fra le labbra, riportare alla vita: come nel caso della respirazione bocca a bocca. Insomma il bacio è un rito magico capace di farci sognare, un turbine di emozioni concentrate in un sospiro.

 

Di Costantino Mazzanobile d’Aragona

I bambini devono prima saper leggere o camminare?

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Nel mondo dello sport, la fine degli anni settanta e tutti gli anni ottanta, sono stati caratterizzati da un gran dibattito, che cercava di definire l’itinerario didattico dell’educazione motoria, al fine di far comprendere a tutto il mondo pedagogico –didattico, come tale disciplina, dal punto di vista pratico, fosse parte integrante dello sviluppo della personalità del bambino. I legislatori, nei programmi scolastici hanno sempre operato al fine di “far apparire” l’educazione motoria con pari dignità alle discipline cognitive, ma in periferia è sempre stato difficile applicare tali programmi perché da sempre le discipline cognitive sono poste come priorità: è meglio che i bambini imparino a leggere, a scrivere ed a fare i conti, prima di imparare a camminare, a correre, a saltare… e se non sanno muoversi, e comunque meglio che sappiano leggere, scrivere…

Gli operatori scolastici di base sanno, visto che sia la psicologia che la pedagogia moderne lo hanno ormai appurato, che tutte le aeree della personalità e quindi anche le discipline scolastiche devono evolvere in sintonia e simbiosi tra di loro:è meglio che i bambini a leggere, a scrivere ed a fare i conti, mentre imparano a camminare, a correre, a saltare e, se non sanno muoversi, è bene fermarsi come ci si ferma quando non sanno leggere, scrivere, e riportagli ad un livello adeguato all’età considerata.

Oggi l’itinerario didattico dell’Educazione Motoria è ormai definito ed accettato sia da chi opera nelle società sportive e poiché i bambini che frequentano questi due enti educativi sono gli stessi, gli interventi di tipo motorio che si attiveranno saranno gli stessi mirati a raggiungere gli stessi seguenti obiettivi:
1) obiettivo istituzionale
cioè sviluppo unitario della personalità

2) obiettivo generali dell’educazione motoria cioè sviluppo degli schemi motori di base che, attraverso l’ ampliamento delle capacità percettive, coordinative e condizionali evolvono nelle abilità delle varie attività sia sportive che della vita di relazione.

La diversità operativa dei due enti (scuola e società sportiva), inizia solo nel momento in cui occorre automatizzare le tecniche sportive in modo marcato. L’azione didattica quindi, deve adattarsi alle caratteristiche individuali degli allievi, per potenziare le capacità manifestatesi, recuperare le funzionalità deficitarie e mobilitare le potenzialità latenti. I segnali in questa direzione sono molteplici, non ultimo il protocollo d’ intesa stilato fra Ministero della Pubblica Istruzione e varie Federazioni, in cui si auspica una più vasta diffusione della pratica sportiva in ambito scolastico, mirata ad un coinvolgimento generalizzato degli studenti, attraverso interventi corretti dal punto di vista educativo- didattico.

 Di Costantino Mazzanobile