Breve storia del sapone

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Nei tempi antichi non esisteva il sapone come lo intendiamo oggi e la sua comparsa risale ai primi del 600.

I popoli antichi si servivano di piante, dalle radici delle “saponarie” e dalla terra dei “lavandai”, o terra da follone, che altro non era se non una argilla: i Greci infatti usavano l’argilla per sbiancare le lane e Plinio racconta che i Romani avevano due censori addetti ad ispezionare i folloni ove era obbligatorio usarla. Veniva pure usata la bile impastata con cenere o, presso i Teutoni, il grasso di capra bollito con cenere.

Solo con la nascita dell’industria saponaria, nel XVI sec. A Genova e Marsiglia, si potè parlare di vero e proprio sapone. Verso la fine del 700 il francese Claude Berthollet scoprì l’effetto candeggiante del Eau de Javelle, la candeggina. Si scoprì in seguito l’effetto sbiancante di un colorante azzurro capace di coprire il tono giallastro presente allora in ogni tessuto e questo prodotto fu soppiantato, nel 1835, dell’Ultramin, colorante sintetico messo a punto dal chimico tedesco Leverkusen.

Questa scoperta segnò l’inizio di un prepotente ricorso alla chimica durato sino ai primi anni 60, periodo in cui si scoprì che erano proprio i detersivi difficilmente biodegradabili i maggiori responsabili dell’inquinamento delle acque e della formazione di schiuma sulla superficie dei fiumi e dei mari.

                                                        Costantino Mazzanobile  

ALOE UN PO’ DI STORIA

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L’uso dell’Aloe per proprietà curative risale al 1500 A.C., quando la medicina egiziana e cinese la utilizzava per curare le ulcerazioni, le ferite, le malattie cutanee ed i parassiti intestinali.

In tempi più moderni, il succo dell’Aloe è stato usato per preparare anche liquori; è, infatti, uno dei componenti del Fernet, noto amaro dalle proprietà digestive.

Di aloe esistono circa 300 specie, ma solo quattro o cinque sono conosciute per le proprietà curative, che di seguito andremmo a vedere nello specifico.

Le sue proprietà benefiche sono tanto note che vengono riportate in varie Farmacopee. Tra cui,  quella italiana, francese, elvetica e tedesca. Per i suoi contenuti, numerosi e vari, che vanno dagli aminoacidi ai minerali, alle vitamine, ai lipidi, agli antrachinoni, ai polisaccaridi, l’Aloe è stata definita un adattogeno; ovvero in grado di ripristinare il normale equilibrio dell’organismo, intervenendo là dove esistono meccanismi cellulari alterati.

I medici greci e romani usavano l’aloe come pianta medicinale con effetti curativi eccezionali, lo stesso Plinio il Vecchio, nella sua “Storia Naturale”confermò e ampliò le affermazioni di Dioscoride. Al tempo delle Crociate, l’ordine monastico-cavalleresco dei Templari si dissetava con una miscela di polpa d’aloe, di canapa e vino di palma, conosciuta come “elisir di Gerusalemme.”

Nel Medioevo i monaci dei conventi la coltivavano a scopo terapeutico e hanno tramandato fino ai giorni nostri i segreti e misteri delle proprietà medicinali di questa pianta.

Gli indiani dell’America Centrale ed i messicani, tuttora la usano per guarire le ferite, i morsi dei serpenti, le scottature, le ulcere peptiche duodenali, la dissenteria, per stimolare il desiderio sessuale, per curare i postumi dell’alcol e dare longevità.

A Giava, grande isola dell’Arcipelago indonesiano, è utilizzata come balsamo per i capelli, strofinando l’aloe sulla testa, sembra che aumenti la crescita.

Nel 1900 nello stato americano del Kentucky, un coltivatore osservò le virtù curative, quando i suoi operai, gravemente ustionati, guarirono rapidamente in seguito all’applicazione della polpa d’aloe.

E nel 1930 che Creston Collins riportò l’aloe in auge nel mondo scientifico, in quanto provò la sua efficacia nel ridurre le ustioni da radioterapia. Allora molti studiosi cominciarono a interessarsi della sua composizione chimica ed è nel 1938 che furono identificati  i principali elementi attivi: aloina, alocemodina, acido crisofanico, gommoresina, oli fissi e volatili.

Infine in Giappone nell’ultima guerra mondiale, venne usata come efficace rimedio contro le radiazioni atomiche. Nel corso degli ultimi quindici anni la ricerca dell’aloe è progredita notevolmente. Dopo gli Stati Uniti, anche la Russia ha fatto notevoli studi sull’uso dell’Aloe arborescens, coltivandone vaste estensioni di terreno.

Il biologo I. Brekhman provò l’efficacia dell’aloe nel caso di radiazioni atomiche e propose il concetto di adattogeno per spiegare il suo effetto regolatore sull’organismo.

Il medico oftalmologo Filatov, specialista in trapianti tissutali, nel 1948 fu uno dei pionieri della terapia base di aloe. Filatov associò l’aloe alle cure chemioterapiche una collaborazione tra i guaritori tradizionali e la medicina ufficiale. Egli fu un pioniere del trapianto della cornea e scoprì che un frammento di cornea sano poteva ridare la trasparenza di una cornea divenuta opaca a causa della cataratta e che il processo era tanto più rapido se il frammento era stato prelevato da un donatore deceduto anziché da uno vivente.

Filatov osservò che il frammento da innestare conservato al freddo continuava a vivere e formava delle sostanze dette da lui stimolatori biogenici. Studiò alcune piante tra cui l’Aloe arborescens, che aveva visto usare dai guaritori tradizionali dell’Asia centrale, per vedere se anch’esse avessero questa capacità. Egli usava la seguente tecnica per preparare l’aloe biostimolata: tagliava delle foglie di Aloe arborescens, le conservava dieci giorni al riparo della luce e alla temperatura di due-tre gradi, poi ne estraeva la polpa e la iniettava sotto la pelle dei malati, questo preparato aveva la capacità di stimolare le funzioni biologiche dell’organismo e di aumentarne le difese immunitarie.

L’asceta Mohandas Karamchand Gandhi (1869–1948), soprannominato il Mahatma, la Grande Anima, indicò ai suoi connazionali, il segreto dei benefici dell’aloe, conosciuti alla fine del XIX anche in Sud Africa.

Negli anni 80 le proprietà terapeutiche dell’aloe vengono divulgate da un frate francescano, Padre Romano Zago.

Recentemente tali proprietà sono state confermate da numerosi studi e ricerche scientifiche, da parte di numerose Università di rilievo  nazionale ed internazionale.

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“Benedetto sia Dio che con l’aloe e tutta la natura, ci ha dato tante possibilità di curare le nostre malattie. Guariti vivete gioiosi una nuova vita di ringraziamento e di lode. Ci sia concesso di scoprire e usare ogni risorsa per il nostro bene e trascorrere tutto il tempo della nostra vita in una continua azione di grazia! Amen!”

 Padre Romano Zago O.F.M.

ASCORBATO DI POTASSIO

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Può essere una cura ed una prevenzione contro le malattie degenerative. Si chiama Ascorbato di Potassio e significa la possibilità di prevenire alcune gravi patologie. Il metodo Pantellini mantiene sano lo stato di salute del tuo corpo e così permette di attaccare queste malattie anche quando sono già esplose dentro di te.Come la maggior parte delle scoperte scientifiche più importanti, anche questa trae origine da un caso fortuito e da un errore umano. Nel 1947, il Dottor Valsé Pantellini consigliò ad un malato di cancro inoperabile allo stomaco, con prognosi di pochi mesi di vita, di bere limonate con bicarbonato di sodio al fine di calmare i forti dolori.

Immaginatevi la sorpresa quando, dopo un anno, lo rivide perfettamente ristabilito (il paziente morì infatti d’infarto vent’anni più tardi). Al momento di esaminare le radiografie, pensò che si trattasse di quelle di un altro. Cos’era successo? Il paziente, per errore, non aveva usato il bicarbonato di sodio,

ma quello di potassio. “Ebbi come una botta in testa” raccontò

dopo Pantellini.

Feci delle separazioni di limone ed esperidati dei vari acidi presenti e mi accordai con dei colleghi medici, per sperimentarli su alcuni malati di cancro, ormai in fase terminale, che volontariamente si offrirono di assumere, per via orale, citrato di potassio ed esperidato di potassio: non ottenni purtroppo alcun effetto. Quando poi somministrai ai malati l’ascorbato( vitamina C)di potassio, conseguii i primi riscontri positivi. Proseguendo nella terapia, i malati di cancro presentavano apprezzabili miglioramenti, già nell’arco di 10 –15 giorni. Il dolore scompariva, o quantomeno si attenuava, ed il paziente era in grado di riprendere la propria attività lavorativa. In alcuni soggetti ancora oggi, a distanza di 40 anni,

non risulta alcuna presenza tumore.

Pantellini proseguì le sue ricerche per quarant’anni, scoprendo che l’ascorbato di potassio trovava applicazioni anche in alcune malattie degenerative ed autoimmuni. Continuò a tenere conferenze, partecipò a vari congressi di oncologia, pubblicò le sue scoperte su riviste mediche, curò con successo migliaia e

migliaia di persone.

 

 

LA DEGENERAZIONE CELLULARE DI OGNI GIORNO

 

Fin dalla nascita viviamo protetti contro il cancro e le altre malattie degenerative dal nostro sistema immunitario. Questo equilibrio può essere fatalmente spezzato quando si produce un danno permanente su una cellula. Nessuno di noi è esente da

questo meccanismo.

LA FUNZIONE DELLASCORBATO DI POTASSIO

NELLA CURA E PREVENZIONE DEI TUMORI

 

Si sta parlando molto, in questo periodo, dell’ascorbato di potassio e della sua funzione positiva nella cura e nella prevenzione dei tumori. Vediamo di capirci qualcosa. L’ascorbato di potassio è un sale minerale, che si ottiene mettendo assieme l’acido ascorbico (la vitamina C) e bicarbonato di potassio. Un chimico fiorentino, Gianfranco Valsè Pantellini, che fin dal 1946 ha dedicato la sua vita alla ricerca sul cancro, ha iniziato a sperimentare fin dai primi anni settanta questa sostanza nella cura di tumori e sclerosi a

placche.

L’interesse per l’agente antiossidante ascorbato di potassio (sale derivato dall’acido ascorbico) è legato agli straordinari effetti contro le patologie degenerative, ed i tumori in particolare, perché agisce per ripristinare il corretto equilibrio di potassio intracellulare, alterato da patologie degenerative. L’importanza del potassio per il metabolismo cellulare e la sua carenza nelle patologie degenerative è nota in letteratura medica fin dagli anni 30. Durante la degenerazione, c’è una perdita di potassio intracellulare a vantaggio del sodio (alterazioni della pompa sodio/potassio), con conseguente sbilanciamento elettrolitico. Questo evento, che completa una catena di processi bio-chimico-fisici complessi, ha un peso decisivo nella proliferazione incontrollata delle cellule degenerate perché il potassio è un elemento che gioca un ruolo decisivo nella regolazione dell’attività metabolica di enzimi e proteine. La perdita di potassio è legata ad una degradazione di particolari strutture proteiche ed enzimatiche conosciute con il nome di anelli pirrolici e l’unico modo per reintegrare questa perdita è attraverso la somministrazione di ascorbato di

potassio. L’acido ascorbico, oltre all’effetto antiossidante, si comporta da veicolo di trasferimento intracellulare per il potassio ed è in grado di sostituire le strutture pirroliche degradate. Nell’esperienza del Dott. Pantellini questi fatti producono un arresto nel processo di proliferazione incontrollata, un riequilibrio degli elettroliti con ripristino del corretto metabolismo cellulare ed un ripristino del corretto

funzionamento cellulare. L’ascorbato di potassio non è una metodica alternativa perché agisce sui meccanismi cellulari fondamentali e può essere considerata come una metodica biochimica di base. L’ascorbato di potassio si ottiene per soluzione acquosa estemporanea a freddo dei due componenti acido l- ascorbico e bicarbonato di potassio cristallizzati purissimi. Questi devono essere conservati in bustine predosate e sigillate preparate sotto vuoto e con bassa percentuale di umidità ambientale. L’involucro delle bustine di entrambi i componenti deve essere di alluminio, polietilene e carta in quanto questi sono fortemente igroscopici e l’acido l-ascorbico è anche altamente fotosensibile.

Si sconsiglia l’utilizzo di bustine semplici in carta o di capsule perché il prodotto corre il rischio di degradarsi rapidamente. Inoltre, per le capsule spesso è necessario ricorrere a degli eccipienti (come il lattosio) che tolgono purezza ai componenti e rendono il prodotto decisamente poco efficace. La verifica sta nelle difficoltà di solubilità e nell’assenza di effervescenza in

soluzione.

Quando si scioglie in acqua il prodotto deve “mussare” (effervescenza). Evitare di miscelare il composto (che comunque si scioglie completamente in breve tempo) con cucchiaini metallici per evitare anche il minimo rischio di ossidazione dell’acido ascorbico. Se necessario si possono utilizzare palettine in plastica o legno oppure il semplice movimento della mano per far muovere l’acqua nel bicchiere.

Il dosaggio medio di ascorbato di potassio consigliato a livello di prevenzione è inferiore ad 1 grammo per settimana, ma in ogni caso dipende dalla valutazione dei dati ematochimici, dell’anamnesi remota e dei fattori di rischio di ciascun soggetto.

Per prevenire occorre assumere una dose a giorni alterni mezz’ora prima di uno dei due pasti, per curare invece 3 dosi giornaliere prima dei tre pasti. L’uso preventivo di ascorbato di potassio assunto cioè da persone non affette da tumore, ha fatto rivelare al prof. Pantellini che nessuna delle persone in cura preventiva ( dal 1970) è stata finora colpita da tumore e neppure da nessun’altra malattia di origine virale.

L’illustre scienziato prof. Pantellini consiglia l’Ascorbato di Potassio per l’aiuto di molti problemi di salute quali: febbre, deficit del sistema immunitario, cancro, autoaggressione immunitaria, AIDS, sclerosi multipla a placche, astenia, orzaiolo, infiammazione dell’occhio e congiuntivite, tromboflebiti, arterite, tendinite, nevrite, distorsioni articolari, borsite, reumatismi, artrite reumatoide, artrite psoriasica, artrite, artrosi, nevralgia dentaria, gengivite, mal di denti, carie dentarie, candidosi, ragadi anali, afta e stomatite, vaginite, micosi vaginale, mastite, fibroma uterino, cisti ovariche, piastrinosi, psoriasi, herpes simplex, fuoco di Sant’Antonio, foruncoli e pustole, eczema, tosse, raffreddore e sinusite, laringite, faringite, tracheite, mal di gola in generale, influenza, enfisema polmonare, bronchite, broncopolmonite, polmonite, tonsillite, asma, adenoidite, nefrite, cistite.

AZIONE PROTETTIVA DELL’ASCORBATO DI POTASSIO SULL’OSSIDAZIONE DELL’EMOGLOBINA NEI GLOBULI ROSSI UMANI

 

Questa ricerca è svolta dall’Università degli studi di Parma con la collaborazione della Fondazione Internazionale Valsè Pantellini per la ricerca e lo Studio delle Malattie Degenerative

di Firenze.

L’azione sistematica di sostanze ossidanti, come i radicali liberi , coinvolte in molti processi degenerativi è in grado di modificare la stabilità eritrocitaria portando a  perossidazione della membrana lipidica, ossidazione dell’emoglobina, ed infine alla formazione di inclusioni endoeritrocitarie denominate “corpi di Heinz”.

Questo processo, che può avvenire spontaneamente, può anche essere indotto o aumentato dall’azione di un forte ossidante, quale è l’acetilfenilidrazina (APH).

Nel lavoro svolto siamo interessati all’azione antiossidante dell’ascorbato di potassio in quanto uno dei meccanismi che viene alterato in molti processi degenerativi è l’assorbimento del potassio e sembra noto che l’ascorbato di potassio possa essere utilizzato per ristabilire una concentrazione adeguata. Un quantitativo di sangue venoso è stato incubato con APH e ascorbato di potassio sia insieme che separatamente.

Un’ analisi tramite spettroscopia Massbauer dei globuli rossi così trattati, è in grado di evidenziare lo stato di ossidazione

dell’emoglobina.

I risultati ottenuti fino ad ora, hanno dimostrato chiaramente che l’ascorbato di potassio ha un’azione antiossidante a tal punto che l’ossidazione dell’emoglobina è praticamente assente.

ASCORBATO DI POTASSIO PIU RIBOSIO CONTRO LE MALATTIE DEGENERATIVE

L’Ascorbato di Potassio, sale derivato dalla vitamina C che mostra straordinari effetti contro le patologie degenerative è stato oggi potenziato con l’introduzione del Ribosio.

L’elemento “cardine”del composto è il Potassio regolatore fondamentale del metabolismo cellulare. Un suo squilibrio con il sodio diventa il presupposto per l’innesco di un processo che può portare la cellula a funzionare in modo completamente anomalo: quella che viene chiamata mutazione cellulare.

L’Acido Ascorbico (vitamina C) diventa il veicolo per trasferire il potassio all’interno delle cellule, soprattutto di quelle che sono a rischio di degenerazione o già completamente alterate. Lo scopritore di questa incredibile caratteristica del composto è stato Gianfranco Valsè Pantellini, biochimico fiorentino morto nel dicembre 1999.

Novità assoluta in campo internazionale è l’aggiunta, secondo le indicazioni di Pantellini, del Ribosio, elemento mai utilizzato da solo od in composti “semplici”, contro le patologie degenerative. Inoltre si deve tener conto che già alcuni studi pubblicati negli anni 50 avevano messo in evidenza che la ribosuria era collegata alla distrofia muscolare ed ad alcune

forme tumorali.

Il Ribosio rappresenta l’elemento fondamentale per le molecole energetiche e per lo svolgimento delle attività a livello genetico della cellula. L’impiego con Acido Ascorbico e Bicarbonato di Potassio è legato, alla potenziale attività catalitica del ribosio per rendere più veloce il trasferimento di potassio ed aumentare l’efficacia della sostanza. Infatti, mentre la vita media della vitamina C nel nostro organismo è dell’ordine di alcune ore dopodiché perde l’attività biologica, il ribosio si consuma da

punto di vista energetico con tempi diversi a seconda delle

necessità della cellula.

Il ribosio svolge un ruolo importantissimo nel metabolismo cellulare ed è lo zucchero che è implicato più direttamente nella sintesi dei nucleotidi . E’ precursore fondamentale nella biosintesi del RNA e dell’adenosina ( componente essenziale nella produzione di ATP e nell’ATP-asi sodio potassio, la cosiddetta pompa Na/K) e, nella forma deossiribosio, nella

sintesi del DNA.

Il nostro corpo è in grado di produrre o, come si dice più precisamente, sintetizzare il ribosio (cosa che invece non è possibile per l’acido ascorbico, che deve quindi essere assimilato con la dieta alimentare o con integratori di vario tipo) ma in determinate condizioni questo processo di sintesi può essere limitato o, peggio, danneggiato ( questo fatto era già stato messo in evidenza in lavori scientifici pubblicati negli

Stati Uniti negli anni 50).

Quando viene assunto oralmente, viene metabolizzato e non interferisce (almeno ai dosaggi giusti) con la glicolisi. Si tratta di una novità assoluta in campo internazionale poiché questa sostanza non è mai stata impiegata a livello terapeutico né preventivo verso patologie oncologiche e/o degenerative.

L’EFFETTO “TURBO”

L’impiego del 2% di ribosio rispetto all’acido ascorbico è legato alla sua potenziale attività catalitica per velocizzare il processo di assorbimento di potassio nel citoplasma cellulare, anche perché non segue il destino della vitamina C (dopo pochissime ore dall’assunzione si trasforma in acido ossalico e se ne và dall’organismo per via renale) ma si “consuma in

modo diverso.

Bacche di Goji: elisir naturale dell’eterna giovinezza Ringiovanimento della pelle dall’interno

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Chi osserva il suo più importante organo sensorio si accorgerà che la maggior parte delle rughe si trovano là dove la pelle è maggiormente esposta senza protezione ai raggi del sole che formano radicali liberi: sul viso, sul collo e sul dorso delle mani. Le zone della pelle che rimangono per lo più coperte, mantengono la loro giovinezza più a lungo.

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I dannosi raggi ultravioletti non provocano soltanto delle scottature, ma causano anche la reticolazione delle proteine nel collagene della pelle, provocando come conseguenza rughe e pieghe. L’ossidazione degli acidi grassi causa la formazione delle sgradevoli macchie di vecchiaia. Non sorprende che le signore dei tempi passati passeggiassero solo con ombrellini da sole e che fosse di moda il raffinato pallore. Già allora era evidentemente risaputo che la pelle dei patiti dell’abbronzatura invecchia precocemente. Nei Paesi in cui il buco dell’ozono diventa sempre più grande si aggiunge un altro problema: la pelle non solo invecchia più rapidamente, i raggi del sole non filtrati provocano anche sempre più frequenti tumori alla pelle.

Però non siamo le uniche creature sotto il sole che devono proteggersi dai suoi raggi troppo intensi. Anche le nostri giovani sorelle del regno vegetale non possiedono un mantello spesso. Compensano questa loro carenza producendo una grande quantità di antiossidanti che si concentrano in gran parte nella loro buccia. Fortunatamente questa protezione si trasferisce anche sulla nostra pelle se consumiamo queste piante.

I carotenoidi sono particolarmente efficaci per la protezione della pelle e sappiamo già che la bacca di goji ne è stracolma. Queste sostanze, come accede negli occhi, si concentrano anche nella pelle e costituiscono una specie di protezione solare interna.

Sembra che tutti i carotenoidi partecipino a questa protezione in un modo o nell’altro. Non conservano soltanto la giovinezza della nostra pelle, ma possono prevenire visibilmente il cancro alla pelle. Lo dimostra, tra gli altri, uno studio del National Cancer Institute di Berthesda, Maryland, negli Stati Uniti. Nelle persone che assumono un’alimentazione particolarmente ricca di carotenoidi, il rischio di ammalarsi di melanoma diminuisce di più di un terzo.

Diversi test dimostrano un’efficacia analoga della vitamina A. A seconda della dose, i primi stadi del cancro alla pelle regredirono fino all’ottantuno per cento. Furono esaminati in studi separati anche la luteina, l’acido ellagico e i polisaccaridi di goji per le loro proprietà protettive della pelle e venne certificato il loro ruolo importante nella prevenzione del cancro alla pelle.

Queste sostanze agiscono in modo evidente anche per la psoriasi. Anche se al proposito non abbiamo disponibile nessuno studio, siamo a conoscenza di molti casi in cui grazie all’assunzione di dosi elevate (fino al doppio della quantità) si verificò un miglioramento o persino la completa scomparsa dei sintomi.

Oltre alla luce solare vi sono altre due cose che danneggiano particolarmente la pelle e la invecchiano precocemente: il fumo di sigaretta e lo zucchero.

La nebbiolina azzurra non restringe solo i nostri vasi sanguigni provocando una carenza di irrorazione sanguigna della pelle. Aumenta anche la produzione di un enzima chiamato metallo-proteinasi della matrice, in breve MMP, che fa morire lo strato esterno della pelle affinché possa svilupparsi un nuovo tessuto al di sotto. Nei fumatori, come del resto anche nel caso di una forte irradiazione solare, questo processo sfugge al controllo e vengono distrutti anche quei tessuti che producono il collagene per la pelle che si rinnova. In esperimenti di laboratorio con il fumo di tabacco la produzione di collagene scese addirittura del quaranta per cento. L’enzima MMP viene utilizzato anche dalle cellule tumorali per penetrare nel tessuto sano.

A quanto pare l bacca di goji anche in questo caso può offrire una protezione. Dei test effettuati con i polisaccaridi Lycium-barbarum (bacche di goji) dimostrarono che questi ultimi evitano l’aumento dei grassi ossidati nella pelle che di norma sono una conseguenza di valori elevati di MMP.

La bacca di goji , oltre alla protezione della pelle, le fornisce anche una quantità di sostanze vitali per il suo nutrimento. Desideriamo sceglierne soltanto alcune.

Lo zinco serve da principale dispensatore di enzimi nella formazione del tessuto connettivo. Si associa con il rame e la vitamina C per collegare in un tessuto estremamente stabile ed elastico il collagene e le fibre di elastina. Senza queste sostanze nutritive i legami tra le fibre possono essere formati solo in modo insufficiente, il tessuto connettivo rimane debole e la pelle riceve poco sostegno.

Molte persone riferiscono di una pelle più fresca e più soda dopo aver integrato la loro alimentazione quotidiana per alcune settimane con le bacche di goji. Oltre a proteggere dai danni e dalle macchie di vecchiaia, la bacca di goji fornisce anche fermezza ed elsticità alla nostra pelle, un cosmetico naturale completo dall’interno che, oltre tutto ha un sapore estremamente delizioso!

Nomi come happy berry, billion dollar berry e halleluja berry (possiamo sicuramente risparmiarci la traduzione) parlano di un’altra gradevole caratteristica della bacca di goji, apprezzata dall’antichità a oggi: la sua azione miglior-umore.

Mi sento bene” è una delle affermazioni più frequenti che sentiamo fare da chi consuma con regolarità il goji.

Pochi sospettano quanto la loro gioia e forza spirituale dipendano da un apporto adeguato di sostanza nutritive essenziali. In fondo questo non è poi così sorprendente. Il corpo è l’anima hanno un rapporto molto stretto e come ogni sensazione spirituale può influenzare la fisiologia del corpo, anche al contrario stare bene fisicamente influenza lo stato dello spirito.

Ignoriamo se forse la bacca di goji nasconda altri segreti ancora non svelati con cui renderci felici, tuttavia la sua particolare ricchezza di sostanze nutritive potrebbe essere sufficiente come spiegazione.

Il suo tenore di vitamine B ha senza dubbio un ruolo rilevante. Queste sostanze vitali, note come “nutrimento dei nervi”, provvedono in molti modi a nutrire e a far funzionare senza problemi il sistema nervoso e il cervello. Scopriamo quanto a fondo intervengono nel nostro benessere mentale e spirituale soprattutto in caso di carenza di queste sostanze: irritabilità, paure e depressioni, stanchezza, mancanza di concentrazione, disturbi dell’apprendimento e della memoria, insonnia e perdita dell’appetito possono manifestarsi come conseguenza di un apporto insufficiente i vitamine B. Al riguardo la relazione tra vitamina B3 (tiamina) e il nostro umore è particolarmente ben documentata.

Oltre alle vitamine B, una serie di sostanze minerali fornisce fattori importanti per lo stato dei nervi e quindi anche per la salute psichica. Il magnesio è uno degli elementi più rilevanti per lo spirito. Ha un ruolo decisivo, agendo in armonia con gli ormoni, i neuropeptidi e gli stimolanti nervosi. Chi è sempre molto nervoso e irrequieto spesso ha una carenza di questo elemento di importanza vitale.

Il cromo è un altro oligoelemento importante che influenza la forza vitale e in particolare ha un ruolo nella vitalità intellettuale e nella vivacità di spirito. Come abbiamo già sentito, regola la glicemia e provvede quindi a mettere a disposizione energia per il cervello e per i nervi. Delle persone sottoposte a esperimento cui fu somministrata per lungo tempo un’alimentazione povera di cromo, mostrarono presto sintomi quali stanchezza, irritabilità, frustrazione, mancanza di concentrazione e nervosismo. Molte persone sono soggette a variazioni di glicemia di tanto in tanto e le situazioni di stress minime possono modificare la qualità dei pensieri e delle sensazioni. La stanchezza, la difficoltà a difendersi dallo stress e la sensazione di abbattimento vanno di solito a braccetto con una carenza di zinco. Questo oligoelemento attiva un ormone della concentrazione prodotto dall’ipofisi che rende svegli e pronti per le sfide della vita quotidiana. Sempre contemporaneamente con questo ormone avviene la produzione di un peptide dell’euforia chiamato beta-endorfina. Esso aggiunge ottimismo e slancio alla disponibilità interiore.

A questo punto vorrei citare un neurotrasmettitore particolarmente interessante e osservarlo più da vicino. Si chiama dopamina e si produce nel tessuto nervoso con l’aiuto del manganese. La dopamina ci dispensa calma interiore, allegria e una sensazione di armonia. Grazie alla sua influenza ci sentiamo in pace con noi stessi e con il mondo. Se c’è carenza di manganese vegetale e quindi di dopamina soffriamo di irrequietezza e di paure, la vita ci sembra tetra e anche la voglia di fare sesso potrebbe scomparire.

Ma la dopamina ha altro da offrire. Nel giro di frazioni di secondo i miliardi di cellule cerebrali e nervose possono produrre dalla dopamina l’ormone della felicità, la noradrelina, intensificando quindi la sensazione di contentezza e trasformandola in entusiasmo ottimista. Un enzima contenente rame è responsabile di questa trasformazione. L’ormone appena creato fornisce le ali alla mente e allo spirito, stimolando la creatività e la gioia di vivere.

Costantino Mazzanobile d’Aragona, docente di medicina naturale, naturopata, scrittore medico-scientifico, membro del comitato scientifico mondiale della longevità e del polo medico-scientifico di ricerca del New York University Hospital Medical Center (USA).
Massimo esperto di benessere femminile al mondo